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Vangelo del giorno
Venerdì 28 Marzo 2025

In quel tempo, si avvicinò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?».
Gesù rispose: «Il primo è: “Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza”. Il secondo è questo: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Non c’è altro comandamento più grande di questi».
Lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è unico e non vi è altri all’infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta l’intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocàusti e i sacrifici».
Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio». E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.


(Mc 12, 28b-34)
Bibbia – CEI 2008
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Per citazione
(es. Mt 28,1-20):
Per parola:

Paolo Gabriele,il maggiordomo  di Benedetto XVI rischia fino a quattro anni di carcere, che trascorrerebbe in un istituto di pena italiana, secondo Giovanni Giacobbe, ‘promotore di giustizia’  del tribunale d’appello vaticano, dove vige il codice di procedura penale italiano del 1913 (codice Zanardelli) e il codice penale promulgato da Umberto I nel 1889.

In base all’articolo 403 del codice penale – ha spiegato Giacobbe –  l’imputato per furto aggravato rischia fino a quattro anni“.

 

L’altro imputato, Claudio Sciarpelletti, tecnico informatico della segreteria di Stato rinviato a giudizio per favoreggiamento del furto, rischia invece “fino a un anno“.La pena, ad ogni modo, verrebbe scontata in un carcere italiano perché in Vaticano non c’è una struttura carceraria,  e vige pertanto un accordo con lo Stato italiano.

Ci sembra in contrasto tutta questa “procedura”  con l’invito evangelico a perdonare 70 volte 7.

Ci fa rabbrividire che nel terzo millennio  le “ strutture giudiziare vaticane” possano solo minimamente pensare a pene detentive, quando in contemporanea, Napolitano, proprio oggi invita a considerare  misure alternative al carcere, perché carcere è luogo di emarginazione e isolamento, luogo dove perdendo la libertà si perde la dignità di persona, perché carcere è luogo dove i suicidi sono in aumento.

Vogliamo sperare che mai la chiesa possa applicare pene detentive, ma attenzioni con l’amore del pastore che cerca la pecorella smarrita chi ha sbagliato agevolando percorsi di recupero.

Quanto sarà lontana l’immagine del Padre che attende alla finestra il figlio che ritorna da quella del Padre che priva il figlio della libertà.

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